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DUALISMO FRA PELLET SCURO DI FAGGIO E QUELLO CHIARO O BIANCO DI ABETE SENZA CORTECCIA

Sfiora quasi il mito la rivalità tra il pellet scuro e quello chiaro.
Ormai cosi radicata nella mente del consumatore finale da orientare di conseguenza ed in maniera consistente tutto l’andamento del mercato nazionale.
E’ indubbio, infatti, che gli italiani preferiscano il pellet chiaro a quello scuro, una sorta di xenofobia nei confronti dei prodotti non chiari.

LE RAGIONI DI UNO SCHIERAMENTO QUASI UNANIME

Sono molteplici ma ne vorremmo elencare almeno un paio che riteniamo quelle più importanti.
Innanzitutto, il colore bianco, o chiaro che dir si voglia, è legato ad un concetto di purezza.
In uno scenario che vede il consumatore di pellet sempre più spaventato, anziché, rassicurato, da chi dovrebbe fare buona informazione, ci si affida a qualsiasi appiglio pur di fare la scelta giusta. In questo caso l’appiglio è il colore, qualcosa facile da constatare, qualcosa di inconfutabile come una caratteristica visiva che rassicuri l’utente sulla effettiva qualità del prodotto.

Ma anche i produttori di stufe e caldaie a pellet hanno contribuito a creare questo assoluto dualismo. Infatti, i primi modelli prodotti e molti di quelli ancora in produzione oggi funzionano meglio con pellet di legno tenero senza corteccia, quelli più bianchi per l’appunto. Assenza di sistemi di auto-pulizia del braciere e/o di sistemi di alimentazione in grado di evitare il problema del klinjker (residuo duro che si forma bruciando pellet scusi fatti con corteccia) hanno generato una moltitudine di esperienze negative con i pellet scuri realizzati con corteccia.
Tutto ciò ha portato erroneamente il consumatore a legare a doppio filo binomio pellet scuro-residuo duro, a discapito degli ottimi pellet scuri prodotti con la massima attenzione nel confronto del residuo ceneri.

MA IL PELLET BIANCO E’ REALMENTE IL MIGLIORE?

In Europa e negli Stati Uniti vengono prodotti straordinari pellet di sole essenza caducifoglie, in genere a legno duro, come il faggio, il carpino ed alcune specie del genere quercus, in purezza o miscele tra loro. Caratterizzati da una grande durabilità meccanica, eccellente potere calorifico e residuo cenere inferiore all’8-9%, in molti casi addirittura 7%.
Malauguratamente per i produttori di questa tipologia di pellet, che siano esse certificati EN plu A2 o meno, il consumatore medio non li apprezza molto, e questa affermazione è tanto più vera quanto più si va verso il Nord Italia.